Timmy il Segugio e il caso della Paletta Dorata scomparsa
Informazioni su questa storia
Unisciti al piccolo detective Timmy e al suo fratellino Boris in un'indagine super divertente per ritrovare la famosa Paletta Dorata scomparsa misteriosamente dalla sabbiera! Seguendo gli indizi e facendo tante domande ai bambini del quartiere, Timmy scoprirà che a volte la soluzione di un mistero è molto più buffa del previsto.
Cosa imparerai da questa storia:
- Come usare l'osservazione e il ragionamento per risolvere i piccoli problemi di ogni giorno.
- L'importanza di non trarre conclusioni affrettate prima di aver ascoltato gli altri.
- Che a tutti capita di dimenticare le cose e commettere errori, ed è una cosa normalissima!
Ero seduto in cucina. Stavo mangiando 🎵 un waffle con uno spesso strato di zucchero a velo. Premei il pulsante rosso 🎵 sul registratore di papà .
«Diario delle indagini 🎵. Martedì, ore dieci del mattino. Il sole picchia come un faro in una stanza degli interrogatori. C’è troppa quiete nel Quartiere Acero. La quiete significa sempre guai.»
Diedi un morso al mio waffle. I guai avevano appena bussato alla porta 🎵.
Sulla porta c’era Igor, conosciuto nel vicinato come l’Informatore della Sabbiera. Lascia raramente il suo territorio. Legge libri sui dinosauri e sullo spazio, e conosce le risposte a domande che nessuno ha mai nemmeno fatto, ma parla solo quando viene pagato. Di solito in orsetti gommosi.
«È sparita», disse 🎵. «La mia Paletta Dorata. Qualcuno l’ha rubata prima di colazione.»
Il caso era serio. La Paletta Dorata era per Igor quello che i waffle erano per me.
«La troverò», dissi con fermezza.
Indossai il mio impermeabile 🎵 giallo brillante. Lo abbottonai fino al collo. Mi misi gli occhiali da sole 🎵. Ero pronto. All’improvviso, dal fondo del corridoio arrivò la voce del Capo:
«Timmy, porta Boris di pattuglia!»
Sospirai. Boris è mio fratello di due anni e il mio socio silenzioso. Lo sistemai nel passeggino. Gli misi un sonaglio in mano 🎵. Uscimmo sul campo. Le ruote del passeggino 🎵 cigolavano sul marciapiede come una vecchia porta.
Raggiungemmo la sabbiera. La scena del crimine era intatta, tranne per un dettaglio. Proprio al centro c’era una buca: un quadrato perfetto. Mi chinai per cercare indizi. In quel momento, Boris si sporse dal passeggino, afferrò una manciata di sabbia e cercò di mangiarla 🎵.
«Lasciala stare, socio», mormorai, pulendogli la faccia. «Quella è una prova.»
Avevo una pista. Una buca quadrata significava un solo nome.

