In un paesino molto animato di nome Città Pulita, viveva un camioncino dei rifiuti felice e contento. Si chiamava Gino. Gino era grande e tutto arancione, con un bel sorriso brillante sul muso. Ogni mattina si svegliava 🎵 pieno di gioia, pronto ad aiutare a tenere pulita la sua città.

A Gino piaceva tantissimo il suo lavoro. Guidava su e giù per le strade 🎵, cercando i bidoni pieni di spazzatura da svuotare. Gli abitanti di Città Pulita erano sempre 🎵 felici di vederlo: lo salutavano con la mano quando passava davanti alle loro case. Anche agli animali piaceva tanto Gino: gli uccellini cinguettavano 🎵 dagli alberi per salutarlo, e i cagnolini 🎵 scodinzolavano felici.

Gino aveva due grandi braccia sui lati. Con queste braccia poteva sollevare i bidoni 🎵 e svuotarli nel suo grande cassone. Ai bimbi che lo guardavano lavorare sembrava una vera magia!

Un bel giorno di sole, Gino si svegliò pronto per una nuova avventura. Ancora non lo sapeva, ma quella giornata sarebbe stata molto speciale. Gino stava per imparare una lezione importante sul suo lavoro e a farsi dei nuovi amici!

Gino uscì dal suo garage, pronto per iniziare la giornata. Ma appena girò 🎵 l’angolo della prima strada… oooh! Rimase a bocca aperta. C’era tantissima spazzatura!

I bidoni erano pieni fino all’orlo 🎵. C’erano sacchetti di qua e di là. Persino nel parco c’erano cartacce 🎵 sparse sull’erba.

«Oh no!» pensò Gino. «Che grande disastro! Non ho mai visto così tanta spazzatura!»

Gino sapeva che tenere pulita la città era importante. Rendeva felici le persone e proteggeva gli animali. Ma come avrebbe fatto a ripulire tutto quel disordine da solo 🎵?

Vide dei bimbi un po’ tristi. Indicavano il parco tutto in disordine, proprio dove piaceva loro tanto giocare.

Gino suonò dolcemente il clacson 🎵: Bip, bip! «Non vi preoccupate!» disse ai bambini. «Pulirò tutto io! Ma forse avrò bisogno di un piccolo aiuto.»

Gino aveva un po’ di paura: era un lavoro grandissimo. Ma era anche emozionato, perché gli piaceva tanto risolvere i problemi e aiutare tutti.

«Posso farcela,» si disse Gino. «Devo solo pensare a un bel piano!»